Andrea De Vitis

Andrea De Vitis

Andrea De Vitis - Autunno musicale 2017

Andrea De Vitis 
Nato a Roma, ha studiato con Oscar Ghiglia, Paolo Pegoraro, Arturo Tallini, Frédéric Zigante, Carlo Marchione, Pavel Steidl, Leonardo De Angelis e Adriano Del Sal. Docente presso l’Università Mozarteum di Salisburgo, tiene anche masterclass nell’ambito di festival e istituzioni di tutto il mondo - Accademia di Cracovia, Maastricht Konservatorium, California State University, Copenhagen Royal Academy of Music, Accademia di Musica di Bucarest, Staatliche Hochschule Stuttgart, Conservatoire de Lyon, TU University Dublin, Koblenz guitar Festival, Featival de guitarra de Petrer -. Ha tenuto concerti in tutto il mondo in prestigiose sale e importanti festival: Liszt Academy di Budapest, Grand Theatre a Shanghai, Academy of Music di Cracovia, Royal Academy a Copenhagen, Omni Foundation di San Francisco, The Sheen Theatre a New York, San Pietroburgo State Capella e la sua discografia include tre album per Naxos Records: un doppio cd relativo all’integrale della musica per chitarra di Alexandre Tansman, un cd dedicato alle Greeting cards di Mario Castelnuovo - Tedesco. Ha vinto oltre quaranta premi in prestigiosi concorsi internazionali, e, per i suoi meriti artistici, ha ricevuto per tre volte il Premio “Chitarra d’oro”, nell’ambito del Convegno Internazionale della Chitarra Pittaluga, e una targa dal Senato della Repubblica Italiana. Interessato anche alla musica contemporanea, Andrea De Vitis ha dato impulso alla creazione di nuovo repertorio per chitarra collaborando con vari importanti compositori: Inés Badalo, Giorgio Colombo Taccani, Angelo Gilardino, Marco Ramelli, Marco De Biasi, Giacomo Susani, Fernando Maglia. Ha pubblicato per Productions d’Oz, Hal Leonard e Durand. Dal 2014 è D’Addario Artist e suona chitarre di Walter Verreydt e Hermann Hauser. 
“Sottile ed elaborata, è la visione interpretativa di Andrea De Vitis (…). Giovandosi dell’accettazione di un sapere e di un fare ereditati dal passato, De Vitis costruisce le proprie interpretazioni eludendo ogni ricetta e ogni modello chitarristico: se proprio volessimo cercargli delle affinità dovremmo sconfinare su territori pianistici. Comunque, tutto quello che il suo suono trasmette non si arresta mai alla categoria del bello e del piacevole, ma punta sempre a tracciare forme disegnate con estrema chiarezza. Questa sua capacità non occupa quindi soltanto l’attimo fuggente, ma si estende su tutto il brano, facendone un piccolo edificio dove ogni oggetto sonoro ha un proprio posto e una precisa funzione in movimento”. (Angelo Gilardino, 2020)